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U.S.Novese

Erano i tempí dí una Novese veramente "grande"


Ecco Novi. Una gran spesa. Una stecconata nuovissima in bianco e celeste trattiene il pubblico. Ci viene incontro l'arbítro Beretta, giustamente orgoglioso di quel magnifico servizio. Milleduecento metri di stecconata Signori!
Ci ricordiamo di Mario Ferretti. Anche lui aveva uno studio del mílleduecento, in cui fece di Novi, già celebre per i fastí girardenghianí, la capitale del calcio italiano, con Cevenini e Santamaria, creando una magnifica squadra, dirigendo una Federazione.
E' una città storica dello sport italiano. Ecco Marío Ferretti, l'uomo che della lontana Unione Sportiva Novese fu tutto e che gli sportivi novesi giustamente devono ricordare". (Carlo Borgoglio "Carlin" - Milano - Sanremo 1935 dal "Il Guerin Sportivo").

Ho voluto aprire questa veloce panoramica riassuntiva sulla Novese citando un "pezzo" di "Carlin" maestro di giornalismo sportivo, per una serie di ragioni che cercherò di spiegare e giustificare.
lnnanzitutto la voglia di favole di cui, consciamente o no, tuttì noi abbiamo un pò bisogno. Non sembra forse linizio di una favola lo scritto di Carlin?
La seconda ragione è campanilistica essendo legata a quando la nostra città e la nostra squadra di calcio erano alla ribalta delle cronache sportive nazionali.
La terza, ma non ultima, è strettamente affettiva e si lega a due personaggi novesi citati dal "Gueríno" Mario Ferretti e Natale Beretta. Uomini che tanto fecero e diedero allo sport novese e che altrettanto ingiustamente sono stati dimenticati con troppa fretta, anche se in questa "congiura" postuma non sono soli...
Al nome di Mario Ferretti mi lega lamicizia con il nipote paterno, Claudio (attualmente a capo dei servizi sportivi della terza rete Rai). A quello di Natale Beretta laltrettanta fraterna amicizia che univa il commenda al mio povero papà.
Non potrò mai dimenticare le poche ma signìficative parole di conforto di Beretta il giorno in cui il mio genitore lasciò questo mondo ed ho ancora davanti agli occhi il momento in cui sorpresi, per caso il commenda nascosto in un angolo della mia casa, affollata di amici veri e presunti, singhiozzare per la scomparsa dei suo amico.
La Unione Sportiva Novese nasce il 31 marzo 1919 "per desiderio e volontà di numerosi sportivi già legatí alle sorti del "Novi FB.C." e della "F.B.C. Libertas"".
La spinta decisiva verso questa unione di tutte le forze sportive cittadine sotto una sola bandiera era stata data già lestate dellanno precedente da tre giovani calciatori dei Novi F.B.C. che sì erano ritrovati in città nel corso di una breve licenza militare.
I tre giovani sono: Natale Beretta, Agostino Montessoro e Armando Parodi che si riuniscono proprio in casa di Beretta.
Torniamo comunque a quellassemblea "costituente" del 31 marzo 1919.
Le cronache dellepoca parlano di una assemblea vivacissima tenutasi nei locali di Corso Regina Margherita (ora corso Romualdo Marenco) esattamente alle spalle dei portici vecchi ancora oggi esistenti.
Nel corso dellassemblea prende corpo il Consiglio Direttivo della U.S. Novese che si assume lonere di far confluire allinterno della Società e valorizzare energie e speranze della gioventù sportiva novese.
Il primo e quindi storico Consiglio Direttivo della Novese vede alla presidenza il cav. Pietro Catalano con Giulio Stabilini, Umberto Facchini, Natale Predasso e Guglielmo Corte consiglieri. Il rag. Armando Parodi ne è segretario. Il Collegio Sindacale è rappresentato da Giuseppe Demichelis e Paolo Ravazzi.
Tra i soci fondatori ovviamente figurano anche Natale Beretta e Agostino Montessoro.
Pochi mesi dopo il cav. Pietro Catalano rassegna le dimissioni dalla presidenza e il giorno 28 viene convocata lassemblea che nomina per acclamazione Mario Ferretti nuovo presidente della Novese. A dicembre, nel corso di una nuova assemblea viene ristrutturata lintera dirigenza che risulta così composta: Presidente, Mario Ferretti; Vice Presidente, Umberto Facchini; Direttori, Agostino Montessoro, Armando Parodi, Mario Buffa, Natale Beretta, Giuseppe Facchini, Pasquale Pernecco, Attilio Traverso; Sindaci, Aristide Brignolo e il rag. Giuseppe Demicheli.
Poco tempo dopo, allinizio dei 1920 il Consiglio Direttivo della Novese viene nuovamente e, se così si può dire, definitivamente rinnovato con una più razionale distribuzione degli incarichi che sono così suddivisi: Presidente, Mario Ferretti; Vice Presidente, Umberto Facchini; Segretario, Natale Beretta; Consiglieri, Armando Parodi, Giuseppe Facchini, Attilio Traverso, Pasquale Pernecco, Mario Buffa; Commissione Sportiva, Giuseppe Facchini, Agostino Montessoro, Armando Parodi; Revisori dei Conti, rag. Giuseppe Demicheli e Aristide Brignolo.

La Novese stagione calcistica 1920/21: Strizzer, Bertucci, Bagnasco, Rebuffo, Grippi, Lazzoli 2°, Toselli, Gambarotta, Neri, Montanari, Santamaria.


Nel frattempo la sede sociale si trasferisce da corso Regina Margherita allHotel Novi.
La neonata Novese intanto, nel 1919, gioca le sue prime (quattro) partite amichevoli con due pareggi, una vittoria ed una sconfitta. La squadra dei presidente Ferretti pareggia infatti con lAlessandria e con lU.S. Tortonese (entrambi gli incontri terminarono 1 -l); perde in trasferta (2-0) contro lAndrea Doria e supera a Novi con identico punteggio la rappresentativa dei 44° Reggimento Fanteria.
Lentusiasmo intorno alla squadra biancoceleste è in costante lievitazione e già pochi mesi dopo la sua nascita vanta ben 200 soci! Una cifra che oggi ci fa quasi impressione...
Il 24 ottobre 1920 viene dato alle stampe il primo giornale dedicato alla Novese: si chiama ,11 Bianco Celeste ed è diretto dallo stesso Presidente Mario Ferretti.
Il Bianco Celeste, è un giornale che nulla ha da invidiare a quelli dei nostri giorni: la sua natura polemica e combattiva, ma soprattutto la volontà di parlar chiaro e anche in modo ... rumoroso.
Non tutte le squadre di calcio, allepoca, si potevano permettere un giornale tutto loro. Lo rileva prontamente il Guerin Sportivo il 30 ottobre 1920 che dedica allavvenimento un ampio servizio.
Intanto il presidente della Novese viene eletto Consigliere della nuova Lega.
Insomma si comincia ad essere presi in considerazione anche ai più alti livelli dirigenziali.
Sempre in quellanno il club biancoceleste inizia ufficialmente la sua attività agonistica. Quella attività che nel giro di un paio di anni lo porterà a fregiarsi dello scudetto tricolore di campione dItalia e che da allora non conoscerà più interruzioni, seppur tra mille vicissitudini, tra alti e bassi, anche se, purtroppo, mai più a quei fantastici livelli.
Per ovvie ragioni di spazio e anche perchè già ampiamente trattati in altre pubblicazioni firmate da penne ben più illustri e qualificanti dei modesto scrivano che sta riempiendo queste note, tralasciamo alcuni particolari sugli avvenimenti successivi, ma non possiamo certo sorvolare sul favoloso anno agonistico 1921-22, quello dello scudetto.
Ce lo impone lorgoglio della nostra novesità, la voglia di sognare e la speranza che un giorno...
La Novese nellestate dei 1921 per poter disputare degnamente il campionato di Serie A si rinforza notevolmente con gli acquisti di Bonato, Asti, Vercelli, Cevenini I, Cevenini II e Cevenini III.
La Novese si iscrive al torneo con ben 51 giocatori (47 tesserati prima dellinizio e quattro a torneo già iniziato).
Questi i calciatori tesserati: Carlo Alessio, Domenico Alice, Meo Alioisio, Giuseppe Asti, Gio Batta Bagnasco, Francesco Bensi, Leonida Bertucci, Emilio Bonato, Andrea Bovone, Adolfo Cattaneo, Pietro Cavo, Aldo, Luigi e Mario Cevenini, Michele Corninetti, Guido Contardi, Giacomo DAiife, Agostino Fossati, Carietto Gambarotta, Giuseppe Garrone, Luigi Gastaldi, Alberto Gaviorno, Gaetano Grippi, Pietro Massiglia, Maurizio Monticelli, Vittorio Murcio, Ettore Neri, Rinaldo Olivazzo, Gio Batta Parodi, Mario Parodi, Nino Parodi, Luigi Alberto Quaglia, Paolo Quagiia, Paolo Re, Carlo Risso, Riccardo Rivara, Luigi Romagnano, Giacomo Salvi, Aristodemo Santamaria, Benedetto Santamaria, Emilio Savino, Pietro Scaglioti, Silvio Strizel, Mario Toselli, Luigi Vercelli, Luigi Viterbo, Paolo Barboro, Cavanna, Pio Dellepiane e Pio Parodi.

 



La Novese campione Figc 1922


Il campionato di Serie A è frazionato in tre fasi: eliminatorie, semifinali e finali. Le eliminatorie sono divise in due gruppi con tre gironi ciascuno. I vincitori dei singoli gironi parteciperanno ad un successivo girone a tre per le semifinali. I vincitori di ciascuna semifinale si incontreranno nella finalissima, con incontro di andata e ritorno, per lassegnazione dello scudetto.
La Novese viene inserita, per la fase eliminatoria, nel girone A che comprende le seguenti squadre piemontesi: Biellese, Giovani Calciatori di Vercelli, F.B.C. Pastore di Torino e Valenzana.
A girone iniziato la Biellese passa dalla F.I.G.C. alla C.C.I. ed il suo posto viene preso dalla U.S. Torinese con conseguente rivoluzione dei calendari in quanto, tra le altre cose, proprio la Novese aveva già incontrato i lanieri.
Vediamo comunque i risultati della Novese nel girone eliminatoria. Girone di Andata. Biellese - Novese 0-1; Giovani Calciatori - Novese 0-2; Novese - Pastore 4-0; Valenzana - Novese 1-l; Novese - Torinese 2-0.
Girone di Ritomo: Pastore - Novese 0-0; Novese - Valenzana 1 -0; Torinese - Novese 0-6; Novese - Giovani Calciatori 2-0 (per mancata presentazione della squadra vercellese).
La formazione tipo con la quale la Novese ha vinto il girone eliminatoria è la seguente: Strizel; Vercelli, Grippi; Bonato, Bertucci (Toselli), Cevenini l (Toselli); Neri, Cevenini Il (Bertucci), Bagnasco, Santamaria (Bertucci e Cevenini III), Toselli (Asti).
Il 5 marzo 1922 iniziano le semifinali. Il raggruppamento A comprende Novese, Petrarca Padova e Pro Livorno.
Questi i risultati. Girone di Andata: Novese - Petrarca 1 -l; Novese - Pro Livorno 3-0.
Gírone dí Ritomo: Petrarca - Novese 0-2 (lincontro però è stato sospeso per incidenti e dovrà essere ripetuto in campo neutro).
Pro Livorno - Novese 2-5; Petrarca - Novese 1-3. Questa la formazione biancoceleste impegnata nelle semifinali: Savino; Vercelli, Grippi; Bonato (Gambarotta), Bertucci, Cevenini I (Toselli); Gambarotta (Neri); Neri (Santamaria, Cevenin III), Santamaria (Bagnasco), Cevenini III (Bagnasco), Toselli (Asti, Parodi).
La U.S. Novese è così ammessa alla finalissima tricolore dove sarà opposta alla Sampierdarenese, vincitrice dellaltro raggruppamento.
In città leuforia è già a livelli di guardia. I successi dei biancocelesti riescono a far dimenticare o quantomeno a distrarre i nostri concittadini dalle nefandezze della guerra.
Il 7 maggio 1922 si gioca a Sampierdarena la prima finale che termina 0-0. Stesso risultato anche nellincontro di ritorno che si disputa a Novi sul campo di Piazza dArmi.
E quindi necessario lo spareggio che avrà luogo sul campo neutro di Cremona. La partita verità, si gioca nellantica città delle tre "T" il 28 maggio. Al termine di novanta, infuocati, minuti di gioco le due squadre sono ancora in parità: 1 -1. Le reti realizzate da Neri per i biancocelesti e da Mura per i liguri. Si rendono quindi necessari i tempi supplementari per designare la squadra campione dItalia F.I.G.C.
Il gioco è emozionantissimo, le due squadre continuano ad affrontarsi con caparbietà e grinta che non ha eguali. Il tifo sugli spalti è davvero a limite di coronaria.
Sembra davvero che nessuna delle due formazioni riesca a realizzare il goal più bello della storia calcistica ma...
Verso la fine del secondo tempo supplementare ecco saettare Carietto Gambarotta (un caro personaggio tanto umile quanto valoroso, oggi lunico sopravissuto di quella ineguagliabile formazione che ci onora della sua stima) che con prodezza gonfia la rete della Sampierdarenese.
Lo scudetto è a Novi! Il Presidente Mario Ferretti nel frattempo viene eletto vice-presidente della F.I.G.C.) il segretario Natale Beretta, tutti i biancocelesti giocatori e tifosi esultano.
Novi ha compiuto la sua storica impresa sportiva che ben si sposa con quelle di Costante Girardengo da poco eletto "Campionissímo" da Emilio Colombo.
Rileggiamo i nomi dei Campioni dItalia che hanno giocato le tre partite di finale: Strizel; Vercelli, Grippi; Bonato (Cevenini I), Bertucci, Toselli; Gambarotta, Neri, Santamaria, Cevenini III, Asti (Parodi).
La classifica marcatori dei biancocelesti vede al comando Gambarotta, Cevenini III e Neri con sei reti; Bagnasco quattro; Bertucci tre; Santamaria e Asti con due reti ciascuna e Vercelli con una.
Dopo il grande sogno realizzato, con il campionato 1922/23 la Novese ridimensiona la sua attività.
Con il ritorno alle Società di origine di Santamaria, Astí, Neri, Strizel e i fratelli Cevenini, il Presidente Mario Ferretti ed i suoi collaboratori allestiscono una squadra "fatta in casa".
Insomma i marziani, biancocelesti stanno tornando ... sulla terra con tutti gli alti e bassi delle comuni associazioni sportive e dei loro uomini che le compongono.
Inizia così la parabola discendente dei biancocelesti che scivolano negli anni successivi nel campionato di Seconda Categoria dove la Novese, nel frattempo (siamo già al 1929) si chiama FerriereNoví si colloca in una anonima posizione di medioclassifica.
Nel 1930 cè il "colpo di coda" della Novese che risorge di nome e di fatto dalle sue stesse ceneri (e questo al di là della denominazione sociale della società).
Lentusiasmo dei tifosi si riaccende e lorgoglio dei novesi torna ad essere fiero. In quegli anni i problemi sociali erano davvero tanti, ma la gente riusciva ad essere attratta dalle vicende dei biancocelesti.
La città sembrava davvero magneticamente attratta dalla Novese al punto che i giornali locali dividevano lo spazio dedicato allo sport tra la Novese e altre attività sportive espressamente volute dal regime fascista.
I successi dei biancocelesti venivano sottolineati con titoli e scritte roboanti, mentre le sconfitte venivano menzionate solo nel corpo, dellarticolo inerente ad una successiva vittoria.
Un pò come vorrebbero tanti Presidenti dei giorni nostri e forse questa non è solo una battuta...
Intanto, tra alti e bassi, con cambiamenti anche ai vertici della Società si arriva al 1941 quando i dirigenti della Novese sono costretti, per non appesantire il bilancio, a non iscrivere la squadra al campionato di serie C scendendo in prima divisione.


La Novese stagione calcistica 1920/21: Strizzer, Bertucci, Bagnasco, Rebuffo, Grippi, Lazzoli 2°, Toselli, Gambarotta, Neri, Montanari, Santamaria.


Sono gli anni dellaccesa rivalità tra due squadre cittadine: la Novese, appunto, e lIlva Novi di Agostino Repetto.
Avanti velocemente col tempo fino agli inizi degli anni cinquanta dove si mette in mostra un astro nascente del calcio novese: lamico Mario Capelli che successivamente calcherà con profitto i prati della serie A come già aveva fatto il geom. Domenico Cattaneo.
Ed è proprio al termine dei campionato 1949/50 che le forze calcistiche locali trovano la volontà per unirsi sotto una sola bandiera. La Novese Ilva (nelle cui fila avevano militato tra gli altri il portiere Persi, Luciano Girardengo, figlio del campionissimo e Agostino Repetto) si unisce al Crimea, diretto dal prof. Arrigo Virando, Rovera e Guenna.
Discussioni infinite, come sempre accade in questi casi, sul nome da dare alla nuova Società. Alla fine prevale il buon senso e, dopo un breve periodo di transizione in cui la Società aveva continuato a chiamarsi "Novese Ilva", torna a risplendere, più fulgida che mai, la cara, vecchia U.S. Novese con il prof. Virando alla presidenza, coadiuvato da Guenna, Rovera, Balestri, Carlo Parodi, Bogliolo, Cavo, Calvo.
Al prof. Virando subentra poi, alla presidenza della Novese il conte Italo Bottazzi, mentre la squadra vince il campionato interregionale di Promozione con Remaggi, Ghiglione, Bussi, Bazzotti, Paravagna, Cattaneo, Gatti, Pastorino, Barbieri, Daliera, Moro.
La Novese continua così, tra la quarta serie e la Promozione, una serie di campionati di lodevole dignità mettendo in luce giocatori di grande talento quali Alloisio, Finotto, Vicini, Vitto, Giuseppe Poggio, Tacchella, De Paoli (poi finito addirittura alla Juventus e in Nazionale), Di Chio, Rosso, Bey, Fumagalli (uno dei più eleganti calciatori che abbiano mai indossato la maglia biancoceleste, ceduto poi alla Lazio).
Diversi allenatori si susseguono nella panchina biancoceleste: dal prof. Scaramuzzi allo stesso Vitto, ma i muscoli dei giocatori sono sempre curati dalle magiche mani del "griso", il mai dimenticato massaggiatore Cesare Dacomo.
Nel 1957 approda alla presidenza della Società Bruno Broglia che garantirà alla Novese un futuro tranquillo, pur tra i soliti alti e bassi agonistici.
Nel giugno 1963 il comm. Bruno Broglia lascia la presidenza della Società e da allora inizierà un rosario di avvenimenti che vedrà molti sportivi alla guida dei sodalizio che, tra sacrifici di ogni genere, manderanno avanti la navicella biancoceleste sempre alla ricerca dei mecenate di un tempo.
Il campionato di serie D 1963/64 inizia così con la Novese schierata senza un Consiglio Direttivo a supporto.
Proprio il 1 gennaio 1964 iniziavo la ormai trentennale collaborazione con il quotidiano Tuttosport scrivendo queste note " ... La Novese come è noto, dal giugno scorso in seguito alle dimissioni del presidente Bruno Broglia, è priva del Consiglio Dírettivo della Società. Da quella data infatti un Comitato Esecutivo regge le sorti del calcio cittadino ... "
Allenatore della squadra, che lotta per la salvezza, è Domenico Cattaneo che schiera questa formazione tipo: Euno; Costantini, Colombetti; Di Chio, Mazzola, Sitra; Minniti, Boliedi, Bossi, Rosso, Elleboro.
Segretario è Gustavo Collareta, indimenticato amico, collega e per tantissimi anni autentica "anima" del calcio locale, mentre presidente dei Comitato Esecutivo è il rag. Antonio Berzuini.
Intanto nel corso dei campionato viene rispolverato il portiere Ravazzano, per il quale gli anni sembra non passino mai. La squadra riuscirà comunque a salvarsi poche settimane prima della fine dei campionato.
Lestate trascorre con un solo obiettivo: dare un presidente alla Società.
Gli appelli si sprecano, anche attraverso i "media", ma i risultati in tal senso sono davvero scarsi.
Il 5 agosto si risolve la crisi societaria nominando il geom. Dario Ubaldeschi Commissario dei club che allepoca ha la sede in via Municipio, proprio sotto latrio dei Palazzo Comunale.
Si cede Costantini alla Biellese, mentre arrivano Robotti, Boia, Zenevre e Giorgio Olivieri.
Intanto per il neo-commissario le prime grane contrattuali gli vengono procurate da Elleboro che punta al rialzo dei suo ingaggio.
Il campionato inizia con un pareggio a reti inviolate contro il Pavia.
Questa la formazione dellesordio: Euno; Colombetti, Robotti; Rosso, Sitra, Boliedi; Minniti, Perfumo, Zenevre, Olivieri, Poggio.
Il campionato prosegue con ottimi risultati (3-1 allAsti, 4-0 al Voghera), ma, a salvezza raggiunta, la squadra si disunisce e per ben 810 minuti non assapora più il dolce calice della vittoria che ritorna a sorridere ai biancocelesti il 2 marzo 1965 contro la Sanremese (2-1 con reti di Poggio e Agosti), dopo che il Commissario Ubaldeschi aveva "strigliato" a dovere i suoi giocatori proprio dalle colonne dei quotidiano sportivo torinese.
In questo campionato si mettono comunque in grande evidenza tre giocatori locali: il sempreverde Ravazzano, ed i giovani Agosti e Sitra.
Intanto la crisi societaria non riesce a sbloccarsi. Si tenta in tutti i modi di trovare un Presidente "con il portafoglí gonfio e il cuore ... biancoceleste" ma con scarsi risultati.
Si punta perfino ad uno spettacolo di varietà, che si terrà al Politeama Italia, per raccogliere fondi atti a rimpinguare le casse sociali.
A luglio del 1965 la Società non ha ancora acquistato alcun giocatore. Il Milan offre una lista di undici calciatori tra i quali scegliere quelli che potrebbero servire alla causa biancoceleste. La formula sarebbe quella dei prestito gratuito. Tutto bello, tutto da libro "Cuore" ma gli stipendi chi li pagherebbe poi a questi giocatori?
La stessa Alessandria offre ancora Zenevre e un altro paio di giocatori sempre in prestito gratuito. Si fanno molti nomi di papabilí alla presidenza, tra i quali quello dello stesso comm. Bruno Broglia che potrebbe ritornare al timone della navicella biancoceleste. La realtà è però ben diversa...
Il campionato comincia con una secca sconfitta (4-l) a Voghera.
Con Moriggi; Scarsi, Sitra; Di Chio, Rosso, Elleboro; Minniti, Agosti, Nay, Biggi, Bailo la Novese vince la seconda partita contro lAlassio (1 -0 e goal di Nay al 5 dei primo tempo).
E un campionato tribolatissimo che vede il sodalizio locale sempre nelle zone paludose della classifica.
La condanna definitiva alla retrocessione avviene il 22 maggio a Novi con lennesima sconfitta, questa volta (0-2) ad opera dello Spezia.
Intanto Novi si è dotata di un nuovo stadio (recentemente intitolato al "campionissimo" Costante Girardengo), ma non ha più la squadra di calcio tra le protagoniste della QuartaSerie.
Si spera e si cerca in tutti i modi di essere ripescati nella serie D, così è ora chiamata la vecchia quarta serie ma è pura illusione.
La mancata ammissione alla serie D scatena una serie di polemiche che serpeggiano per tutta lestate.
Il 7 dicembre 1967 la crisi dirigenziale viene finalmente risolta, almeno temporaneamente.
Una crisi comunque che è durata quattro lunghi anni. Mai il calcio novese si trovò tristemente inguaiato come in quel periodo, soprattutto per mancanza di accordo, di vero amore, fatte alcune eccezioni, per il calcio locale.

Il nuovo direttivo è comunque così formato: Presidente cav. Luigi Salatti, vice presidenti cav. Arturo Zavaglia, Pietro Massiglia ed Elio Tavella. Economo, geom. Renato Gozzoli; segretario Gustavo Collareta; Direzione Tecnica, Alfonso Belingeri e Mario Capelli.

La Società intanto celebra il cinquantesimo anniversario di fondazione nel corso di una giornata piena di ricordi e commozione, alla presenza di vecchi campioni scudettati nel 1922.

Giuseppe Scaglia, diventato allenatore della Novese, propone iniziative per il calcio locale tra le quali una serie di conferenze-dibattito tese a riaccendere vecchi entusiasmi e nuovo amore per lo sport dei pallone.
Nel 1969 il Coni conferisce alla Novese la "Stella d'Oro" al merito sportivo, mentre la Società ritorna in crisi per le dimissioni dei Consiglio Direttivo in carica.
Sembra quasi, questa che sto raccontando, la trama di un romanzo. Purtroppo è la storia vera e amara di una Società sportiva che non riesce ad avere pace. E non si è certo in giorni di crisi economica come quelli che stiamo vivendo attualmente.
Chi stende queste note, raffazzonate per questioni di spazio, sovente scrive sul suo giornale di non riuscire a capire come sia mai possibile che una città industriale e laboriosa come Novi Ligure, che pure vanta fama di città sportiva per eccellenza, possa trascorrere tanti e tanti anni di emergenza societaria.
Viene intanto nominato un Comitato di reggenza che allestisce una squadra di "baby" locali diretti dal geom. Domenico Cattaneo e da Giuseppe Sitra. Tra i baby in campo si impegnano anche due ... anziani: Agosti e Poggio ai quali viene poi affiancato l'ex genoano Bagnasco. Dopo una lunga serie di risultati negativi la squadra riesce a concludere al dodicesimo posto che vuoi dire salvezza.
Ma si salverà il calcio biancoceleste al suo futuro che si preannuncia quanto mai nebuloso?
Mentre nella vicina Gavi Ligure si impazzisce per la squadra che è approdata alla serie D, a Novi si ritorna a cercare un Presidente che oggi è ancora più necessario perchè la rivalità con i ... cugini della Vai Lemme si fa sempre più pesante.
Il 1970 sarà comunque ricordato come l'anno spartiacque tra la grande crisi e gli anni dei sogni e delle illusioni.
Qualcosa di grosso sta bollendo in pentola e in città non si parla d'altro: a Novi potrebbe arrivare l'uomo giusto per il rilancio dei calcio biancoceleste. Un uomo capace di trasformare in pratica le idee di grandezza e la voglia di riscatto. Un uomo con il quale spesso mi troverò poi in contrasto, ma al quale ho sempre riconosciuto e sempre riconoscerò le sue qualità di competenza calcistica e la capacità di essere riuscito a scuotere dal torpore i tifosi della Novese. Quell'uomo si chiama Mario Robbiano.
Siamo così giunti alla fine dei periodo che i colleghi mi hanno affidato per ricordare ancora una volta la U.S. Novese con la speranza di dare una mano a questo sodalizio sportivo.
Un piacere e un onore che l'umile scrivano ha accettato con entusiasmo ben sapendo come la sua penna, pur senza la benedizione dell'iscrizione all'Albo dei Pubblicisti e peraltro al servizio di Tuttosport da 30 anni esatti, non riuscirà certo a risolvere i problemi e quindi far decollare nell'olimpo sportivo il vessillo biancoceleste.
Mi rendo anche conto che queste note non rendono tutta la giustizia che gli anni trattati meriterebbero e che ho sicuramente represso tante piccole, o grandi, sfumature e tanti nomi pure importanti dei calcio novese.
Per questa ultima carenza mi scuso con gli interessati che non dovessero trovare il loro nominativo in queste pagine.
Li prego di perdonare l'eventuale omissione chiedendo loro di credere se dico comunque che l'impegno da essi profuso per la causa biancoceleste è ben più grande di una mia citazione.
Gli uomini di sport sanno poi che l'importante è lavorare, partecipare alla crescita, prestigiosa o meno, degli ideali in cui si crede e questo al di là di possibili riscontri pubblicitari o meno.
Ciascuno sportivo, ciascuno sportivo vero, ha già una grande gratificazione interiore che è quella di avere fatto qualcosa di positivo, di costruttivo per la collettività. E' questa la sua forza. La forza dell'amore per lo sport e per i giovani, ben oltre ogni altro interesse.
Qualcuno adesso dirà che sono frasi fatte. Forse. Sono però quelle cose che mi sono state insegnate dai miei grandi maestri: Mario Malfettani e Giglio Panza.
Personaggi che, a diversi livelli, hanno fatto dell'umiltà il loro stile di vita ed è per questo che più di tutti ho amato ed ho cercato di seguirne, indegnamente, i loro insegnamenti subito dopo quelli dei miei genitori.

di NAZARENO FERMI



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